immobiliare Spalti

case e mercato immobiliare all'isola d'elba

Secondo Bankitalia nessuna forte correzione in vista per i prezzi delle case. Pesa l’incertezza fiscale

Secondo le stime di via Nazionale, la flessione dei prezzi delle case in Italia nell’ultimo biennio sarebbe spiegata soprattutto dalla caduta del reddito delle famiglie
(-7% in termini reali dalla fine del 2010) e dalle persistenti tensioni sul mercato dei mutui. I rischi di ulteriori rapide correzioni dei prezzi, riconducibili a sopravvalutazione delle case, «appaiono ridotti», anche alla luce di altri indicatori: sia l’indice della capacità di accesso al mercato da parte delle famiglie (affordability index), sia il rapporto tra prezzi e affitti si collocano su valori contenuti nel confronto storico.

«Le prospettive a breve termine del settore – si legge nel rapporto – rimangono ancora incerte. Il clima di fiducia delle imprese di costruzione è rimasto su livelli bassi, nonostante la graduale ripresa nei settori industriali che forniscono input al comparto».Gli agenti immobiliari, pur segnalando attese di un ulteriore ribasso dei prezzi delle case nei prossimi mesi, anticipano nel complesso un andamento meno sfavorevole nei mercati su cui operano; per quello nazionale, i giudizi sulle tendenze di medio periodo sono tornati lievemente positivi.

«Nell’ipotesi di una graduale ripresa economica, coerente con le previsioni pubblicate nel Bollettino economico dello scorso luglio, i prezzi degli immobili residenziali diminuirebbero di circa il 5% nella media del 2013, registrando una modesta crescita nel corso del 2014. Il rischio per queste valutazioni è al ribasso». L’incertezza causata dalla revisione, tuttora in corso, della normativa fiscale del settore – sottolinea Bankitalia – potrebbe frenare la ripresa.

I mutui concessi alle famiglie – si legge ancora nel Rapporto – per l’acquisto di abitazioni rappresentano un rischio moderato per gli intermediari. In tale comparto la crescita delle sofferenze rimarrebbe contenuta nel 2014. Continua invece a deteriorarsi la qualità dei prestiti erogati alle imprese di costruzione: lo scorso giugno i prestiti classificati in sofferenza avevano raggiunto i 38 miliardi di euro, pari al 20% del totale (17,5 nel dicembre 2012), mentre i prestiti incagliati, scaduti o ristrutturati ammontavano al 17%. Per le società di servizi immobiliari (compravendita, locazione, gestione e intermediazione) le sofferenze avevano raggiunto i 15 miliardi, pari al 10% dei prestiti (9 alla fine del 2012), mentre un ulteriore 16% era classificato in stato di anomalia. Le imprese di costruzione sono caratterizzate da un elevato indebitamento. Informazioni ancora parziali sui bilanci del 2012 indicano una leva finanziaria intorno al 70 per cento, circa 20 punti percentuali in più rispetto al valore registrato in media negli altri settori produttivi.

Fonte: il sole 24 ore

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